BEM, VOGLIO ESSERE UN GIOCATORE IMPORTANTE

Due partite, tre assist e un piede vellutato. Si è presentato così Henrique Bem. Poi si guarda la sua carriera, si vede tanta Prima Lega, spesso poche presenze, e ci si chiede dove sia stato nascosto sinora. Lo aveva detto anche mister Ponte. Bem sorride ascoltando il complimento, cordiale e solare, e chiarisce, ho deciso io di giocare in Prima Lega, perché ho frequentato una scuola di tre anni e svolto un apprendistato di logistica. In Svizzera è difficile dopo il calcio trovare lavoro senza un diploma. Così si scopre una storia un po'diversa dal solito, un ragazzo partito giovanissimo, come tanti, perché voleva fare il calciatore, una storia con corsi e ricorsi, persone importanti che tornano, scelte fatte con la testa anche se andavano contro il suo sogno. Ed ora la grande occasione. Il mister mi voleva già quando il Chiasso era in Prima Lega, per la scuola non ero potuto venire, ora sono qui.. Libero da impegni extracalcistici, libero di concentrarsi davvero solo sul pallone.

Sono venuto non per essere un giocatore normale, ma per essere uno importante per la squadra, anche se uno da solo non fa nulla, si gioca in 11 più 3, e i 3 devono fare quello che agli altri non era riuscito. Ho sempre fatto molti assist per i compagni, più assist che gol. Il suo segreto è avere freddezza nei piedi e nel cuore, per vedere i movimenti del compagno, che però deve anch'egli correre in modo giusto. Henrique Cornelio Bem parte da lontano, dal Brasile. Avevo sedici anni, un procuratore mi paventò la possibilità di fare un provino col Basilea. Come ogni brasiliano sognavo l'Europa e ho subito accettato. L'adattamento non è però dei più semplici, non lo è mai quando si è lontani. Nella Svizzera tedesca hanno una mentalità molto diversa, in Ticino invece c'è più calore umano, il tedesco era difficile, all'inizio mi trovavo male e durante il primo anno volevo tornare a casa. Per fortuna l'allenatore del Basilea U21, Hermann, mi ha aiutato molto anche psicologicamente, e sono rimasto.

La Serie A come sogno, mi piacerebbe giocare in grandi squadre come Milan, Inter, Juve o Fiorentina. Però pur essendo brasiliano sono htp, ed è più facile per me rimanere qui in Svizzera, all'estero conterei sempre come straniero. Un domani invece mi piacerebbe giocare in Brasile. La nazionale è in crisi? No, sono le altre che sono migliorate Dopo Basilea si trasferisce al Wil. È stata un'esperienza bellissima, mi sono trovato bene e l'allenatore austriaco Hommer mi ha dato tanta fiducia. Poi è arrivato Jacobacci, e anche lui ha subito creduto in me. Pareva essere sulla strada di diventare un pilastro del Wil, quando per motivi legati al permesso di lavoro ha dovuto lasciare momentaneamente la Svizzera. Mi sono trasferito al Vaduz, ma è stato il momento più difficile della mia carriera, il mister svedese Grend, non credeva in me e ho passato sei mesi in tribuna a guardare i miei compagni giocare.

Ma ecco che una persona importante ha incrociato di nuovo la sua vita. È arrivato Jacobacci, con lui avevo di nuovo la fiducia, e ho rinnovato il contratto di un anno. Dopo sono andato al Wohlen.. Ho giocato poco, ma è stato comunque un periodo che mi è servito di lezione, l'allenatore Rueda mi vedeva bene e ho imparato tanto. Per Bem oltre al calcio c'erano responsabilità importanti, e per stare più vicino alla figlioletta Larissa, allora di tre anni, e alla fidanzata, decide di scendere in Prima Lega per poter intraprendere gli studi. Una scelta che manterrà con coerenza, mettendola davanti a tutto Ero contento della decisione, desideravo dare loro più sicurezza con un'alternativa al calcio. Purtroppo però nel Tuggen non è andata come speravo, con il mister Allenspach non avevamo le stesse idee e non andavamo d'accordo, oltretutto abitavo ad un'ora dal campo e con la scuola e il lavoro era dura. Dopo sei mesi ho optato per lo Young Fellows Juventus, più vicino a casa.

Di nuovo, qualcuno che in passato lo aveva apprezzato si ricorda di lui e lo chiama. Si tratta di Hottinger, che conosco dal 2001, cioè da quando sono arrivato in Svizzera. Era ds al Basilea quando giocavo nelle giovanili, allora era diventato allenatore del Grenchen e mi ha voluto a tutti i costi a metà stagione. Ho avuto un buon rapporto con la società e con tutti, però sono rimasto solo sei mesi perché di nuovo il campo era lontano da casa e si riproponevano le difficoltà di Tuggen. L'avevo detto subito, per sei mesi posso farlo, non di più. Quindi è andato a giocare a Zofingen, dove gli era più facile organizzare tutte le tessere della sua vita. Ma poi Hottinger lo ha di nuovo voluto con sé, segno di una stima duratura e convinta e lo porta allo Schötz. È davvero una persona importante per me, un padre. È contento che io sia al Chiasso. Già, il Chiasso, la sua grande occasione, e così si arriva ai giorni nostri. Salvo poi tornare di nuovo indietro. Perché i treni importanti per Bem erano passati, e non ha potuto affferrarli. Mi volevano il San Gallo nel 2006, e poi lo Young Boys, di nuovo con Hottinger, questa volta come ds, il mio procuratore di allora non mi fece andare.

Ora eccolo a Chiasso, pronto a dare il massimo. Oltre agli assist, voglio sempre spingere e nel contempo marcare a metà campo gli avversari per non farli ripartire. Devo migliorare la condizione fisica, a Wohlen avevo i crampi. Perché questa volta deve essere quella giusta, se lo merita.

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